skip to Main Content
Circ.ne Clodia, 88 - 00195 Roma (RM) +39 06 39722933 info@imdconsulting.it
Canone Affitto Non Pagato: Evitare Le Tasse

Canone affitto non pagato: evitare le tasse

Oltre al danno la beffa. Capita molto spesso di sentire questo tipo di lamentela da parte di chi, avendo a disposizione un appartamento o un locale commerciale in affitto, deve subire il danno di mensilità di affitto non pagate e la beffa di dovervi comunque pagare le tasse. Avere un inquilino moroso è una di quelle situazioni che fa gridare allo scandalo della burocrazia italiana. Ma è davvero così? La legge non prevede nessuna tutela per i locatari? Vediamo cosa fare nel caso ci si ritrovi con il canone d’affitto non pagato da parte del conduttore che ha in locazione un locale, sia di tipo abitativo che commerciale.

La tassazione sugli immobili

È bene anticipare come la tassazione su un immobile avviene in funzione della proprietà dello stesso, non in relazione alla percezione o meno del canone d’affitto. La tassazione, come stabilito dall’articolo 26 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui redditi) viene qualificata come reddito fondiario. “I redditi fondiari concorrono, indipendentemente dalla percezione, a formare il reddito complessivo dei soggetti che possiedono gli immobili a titolo di proprietà, enfiteusi, usufrutto o altro diritto reale.” Discorso diverso, invece, per il canone d’affitto non pagato. In questo caso: “I redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, se non percepiti, non concorrono a formare il reddito dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore.

È quindi doveroso distinguere tra la tassazione sulla proprietà dell’immobile e quella sul reddito del canone d’affitto. Nel primo caso è indipendente alla morosità dell’inquilino, mentre nel secondo caso è a essa direttamente connessa.

Un’importante distinzione è però da fare tra gli immobili in locazione ad uso abitativo e quelli ad uso commerciale.

Immobili in locazione ad uso abitativo

A chiarire cosa prevede la legge in merito alla morosità della locazione per un immobile ad uso abitativo è la Circolare 11/E/2014 dell’Agenzia delle Entrate. Questa stabilisce che l’importo che deve essere calcolato ai fini dell’Irpef è quello costituito dal canone di affitto fino a quando questo contratto risulta attivo. Successivamente alla risoluzione dello stesso il reddito viene calcolato in funzione della rendita catastale. Questo significa che il contribuente può dichiarare il proprio reddito in relazione alla convalida della lettera di sfratto.

Inoltre, sempre l’articolo 26 del TIUR, riconosce un credito di imposta per l’importo completo delle imposte versate sul canone di affitto che non è stato percepito. È quindi possibile ottenere un recupero delle tasse pagate per le rate d’affitto che non è stato pagato dal conduttore moroso.

Immobili in locazione ad uso commerciale

Per quel che riguarda gli immobili in locazione ad uso commerciale il discorso è diverso. In questo caso, infatti, non è possibile recuperare le tasse versate per il canone d’affitto non pagato. La legge prevede che il canone deve essere sempre dichiarato nella dichiarazione dei redditi, a prescindere se sia stato percepito o meno. L’unico strumento che il locatore ha è quello di risolvere il contratto di locazione, riportando a tassazione solamente la rendita catastale dell’immobile in oggetto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

×Close search
Cerca